Ancora sui diamanti sintetici

diamanti naturali artificialiIn gergo li chiamano “lab grown”, perché sono coltivati in laboratorio. Nulla a che vedere con un diamante naturale, dal quale si distinguono per l’assenza di una storia, geologicamente parlando.

La fortuna di queste gemme artificiali è legata essenzialmente a due fattori: il primo, la difficoltà di poterli distinguere subito da un esemplare che viene… dalla crosta terrestre; il secondo, il prezzo, inferiore anche del 30% rispetto ai diamanti naturali e che li fa risultare commercialmente più appetibili, specie per il mercato più giovane.

Anzi, alcuni esperti sostengono che il vero motivo del lancio sul mercato dei diamanti sintetici sarebbe legato proprio alla necessità di contrastare un prodotto molto accattivante per le generazioni più “green”: le pietre Swarovski. Temibili concorrenti dei diamanti (naturali), ai quali sono accomunati da una forte somiglianza ma, al contempo, trattandosi di cristalli, hanno un costo nettamente inferiore.

Nei mesi scorsi l’Hoge Raad voor Diamant (Alto Consiglio del Diamante) e il Gemological Institute of America hanno annunciato la decisione di utilizzare gli stessi criteri di classificazione per sintetici e naturali, il che non ci convince affatto. Perché in questo modo si dà l’impressione, neppure troppo implicita, che i due oggetti siano paragonabili. Fatto lontanissimo dalla realtà. Abbiamo due tipologie di diamante che, se da un lato stanno entrambe sul mercato in modo lecito, dall’altro hanno un valore del tutto differente.

Al potenziale compratore di un “lab grown”, ad esempio, dobbiamo spiegare che, con molta probabilità, troverà grosse difficoltà nel rivenderlo ma anche che, visto il prezzo sensibilmente più basso rispetto a quello di un diamante naturale, per qualcuno potrebbe comunque rivelarsi un’opzione conveniente.

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